Pubblicato nel 1985, “The Polar Express” di Chris Van Allsburg è un albo illustrato di poche pagine che racconta la storia di un bambino che, pur sentendo i dubbi tipici della crescita, attende Babbo Natale.
Nel cuore della notte, un treno a vapore si ferma davanti a casa sua: è il Polar Express. Il bambino sale a bordo e attraversa foreste innevate insieme ad altri bambini, fino a raggiungere il Polo Nord dove, una volta arrivato, riceve da Babbo Natale il “primo dono”: un campanello d’argento.
Il tema centrale del libro è la fede: solo chi crede davvero può continuare a sentire il suono magico del campanello, anche una volta diventato adulto.

Il passaggio di “The Polar Express” (1985) dalle pagine illustrate al grande schermo (2004) è uno dei casi più interessanti di adattamento cinematografico dei primi anni 2000, perché il regista Robert Zemeckis (“Ritorno al futuro”, “Forrest Gump”) non ha solo allungato la storia, ma ha trasformato il racconto in uno spettacolo visivo. Infatti non ha realizzato semplicemente un cartone animato, ma ha introdotto una tecnica che all’epoca era considerata rivoluzionaria: la performance capture.
Nella performance capture gli attori recitano su un set vuoto indossando tute aderenti coperte da piccoli sensori riflettenti e, soprattutto sul viso, vengono applicati centinaia di puntini per catturare ogni minimo movimento dei muscoli facciali. In questo modo non si registrano solo i movimenti del corpo, ma la performance totale dell’attore.
Le espressioni sullo schermo così riproducono fedelmente le vere micro-espressioni degli interpreti “rivestite” in seguito digitalmente dai grafici.
“The Polar Express” è ufficialmente il primo lungometraggio al mondo realizzato interamente con questa tecnica, che lo fece entrare nel Guinness dei primati nel 2006. E, senza questo esperimento, oggi non avremmo capolavori della tecnologia come “Avatar” o il Gollum de “Il Signore degli Anelli”, che hanno perfezionato il sentiero tracciato dal treno del Polo Nord.
Il libro e il film di “The Polar Express” sono come lo stesso regalo scartato in due modi diversi: il libro è un’emozione silenziosa, perfetto per chi ama la poesia e vuole lasciarsi cullare dalle immagini suggestive di Van Allsburg, una fiaba moderna che lascia spazio all’immaginazione del lettore.
Il film invece è un’esperienza immersiva e travolgente, ideale per chi vuole vivere un’avventura epica ed esplorare i dubbi della crescita attraverso l’azione (e anche godersi lo spettacolo tecnologico di Zemeckis).
Ma il messaggio resta lo stesso: il suono del campanello è riservato solo a chi crede…
Un’ultima curiosità: Chris Van Allsburg è anche l’autore di “Jumanji”.
